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sabato 12 ottobre 2019

INTERVISTA: Pitwine, il gusto della musica

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Pitwine, perchè questo nome d’arte?

"Ciao! In primis grazie per l'opportunità offertaci. Pitwine è in realtà un acronimo, sta per “Percoc in the Wine”, cioè percoche (un tipo di pèsche) nel vino. E' un nome scherzoso, mezzo italiano e mezzo inglese per sottolineare la fusione, il blending (se vogliamo usare un termine importante), dei vari elementi che compongono la nostra musica, per cui, come le pèsche immerse nel vino donano a quest'ultimo un nuovo sapore, prendono esse stesse un po' dell'aroma del vino. E' un po' un'immagine di ciò che proviamo a fare."


Leggo che il gruppo è composto da Lelio Perillo (Voce e chitarre), Alessandro Barone (Basso),
Luca Perillo (Batteria e percussioni), Luca Iovine (tastiere e piano), come  vi siete conosciuti e cosa vi unisce oltre la musica?

"La formazione originaria è composta da Alessandro Barone, e Lelio e Luca Perillo. Ci conosciamo da sempre, siamo amici da sempre, pensavamo che forse sarebbe stato carino anche suonare da sempre ma era pretendere un po' troppo. Così abbiamo messo su questa formazione alla quale si sono uniti due anni fa Luca Iovine, che attualmente non è più con noi, e, freschi freschi, Enzo di Giovanni alle chitarre e Alessandro Scognamiglio alle tastiere. Enzo è il fratello dell'ottimo Luca di Giovanni con il quale io e Luca mio fratello abbiamo suonato in passato: a volte il mondo è veramente piccolo. Alessandro Scognamiglio è invece un pazzo con il quale ci siamo conosciuti via Facebook (ecco abbiamo trovato un lato utile dei social). L'amicizia però è un elemento distintivo. Usciamo tutti insieme per una birra o una cena a casa di qualcuno di noi, proviamo a fare vita di gruppo, convinti tutti che non ci possono essere pèsche nel vino se l'amalgama non è prima di tutto tra noi."


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Dove siete nati e dove vivete?

"Siamo tutti nativi di Napoli. Lelio, cioè io, e Alessandro Barone, abitiamo in provincia, Giugliano in Campania, Alessandro Scognamiglio a Torre del Greco, Luca e Enzo invece Napoli centro."


Quando è iniziato per ogniuno di voi il percorso musicale artistico? 

"Come sempre in questi casi si inizia da piccoli, casomai perdendosi negli anni. Io e Luca suonavamo insieme sin da ragazzini nelle più svariate e improbabili formazioni, sempre chitarra (o basso) e batteria e percussioni. Personalmente sono stato anche in diversi cori (qualcuno dice anche lo zecchino d'oro), uno su tutti, quello diretto dal grande Maestro Joseph Grima a cui il Conservatorio di Napoli ha dedicato un premio internazionale di musica corale. Ho studiato poi chitarra classica con i Maestri Pasquale Guarino e Mario Sellitto, grazie ai quali ho imparato ad amare la musica barocca. Luca è tuttora allievo del grande Fredy Malfi, batterista dei Napoli Centrale. Alessandro Barone è autodidatta al basso pur avendo militato in diverse formazioni precedentemente. Alessandro Scognamiglio è tuttora iscritto al Conservatorio di Napoli dove studia Organo Jazz e Enzo di Giovanni è un cultore della musica Fusion, essendo stato (ed ancora essendo) allievo di grossi nomi del chitarrismo Jazz."

Come e dove si è formato il gruppo ?

"Il primo nucleo, quello di Alessandro Barone e i due fratelli Perillo, per scherzo, risale a circa una decina di anni fa al Corso Vittorio Emanuele a Napoli dove io e Luca vivevamo da soli e c'era molto fermento musicale di artisti che frequentavamo. Poi abbiamo visto che la cosa ci piaceva, e piacevamo, e abbiamo fatto qualche serata in giro. Ma ci siamo sciolti dopo circa un anno e mezzo. Nell'estate del 2017 invece abbiamo ampliato la formazione con l'ingresso delle tastiere, per avere una maggiore versatilità. Ad oggi c'è stato l'ingresso anche di una chitarra solista così da rendere il tutto ancora più complesso e complicato."

Siete autori dei testi? Dove traete ispirazione per i vostri brani?

"Si, siamo autori dei testi e delle musiche. L'ispirazione avviene ogni giorno, basta osservare il reale, il quotidiano. Miserere nasce, ad esempio, da un incontro con un venditore di rose del Bangladesh che, una sera, mi raccontò di essere distante diecimila chilometri da casa per vendere rose che nessuno voleva, tutto questo sorridendo continuamente pur quando lo insultavano. Il verso “cerco il senso dell'umano e sai dov'è, nelle rose di un mercante sorridente” si riferisce a lui ed è un'amara constatazione dell'indifferenza dell'uomo ai propri simili. Quindi basta uno sguardo semplice al mondo e nasce tutto: versi, musica e quant'altro."


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Parlatemi del vostro EP “Nudi secoli” presente sulle maggiori piattaforme digitali.

"“Nudi Secoli” è stato il nostro primo EP, lanciato in lungo e in largo sulle varie piattaforme digitali. Contiene quattro brani: Elena tu Sei, Lento nell'Aria, i Fiumi di Bagdad e Crystal Outro. Elena è quello più aggressivo dei quattro, una storia d'amore più immaginata che vissuta con Elena che è quasi un simbolo, forse nemmeno reale, “I Fiumi di Bagdad” è un pezzo bello tosto che ci ha dato molte soddisfazioni: insieme ad Elena è stato eseguito dal vivo, tra gli altri, all'Ariston di Sanremo per Sanremo Rock del 2018, “Lento nell'Aria” è quello che ogni tanto ci ferma qualcuno e ci dice: ehi magnifico quel brano! C'è gente che ci ha scritto dall'Inghilterra per dirci quanto gli era piaciuto. Sono soddisfazioni!!! “Crystal Outro” è la piccola di casa, un outro, cioè un finale, un'uscita solo strumentale per questi 20 minuti di musica che è “Nudi Secoli”."



Si può affermare che la musica dei Pitwine nasce dalla fusione dei vostri gusti musicali che spaziano dal metal alla classica, al pop, fino al jazz?Definireste la vostra musica sperimentale?

"Si, assolutamente. La curiosità è quella che ci ha portato a intraprendere questo percorso. La curiosità verso i vari linguaggi musicali. Troverai nei nostri brani tanta curiosità. Non sono forse sperimentali nel senso di free jazz o di fini a sé stessi, ma c'è quella sana curiosità del bambino che sa di avere a disposizione tanti mattoncini che possono essere, appunto, la classica, il rock, il jazz e di costruire qualcosa di nuovo. Proviamo comunque sempre ad avere rispetto per chi ci ascolta, a creare qualcosa di piacevole per noi e per chi ha il piacere di ascoltarci. Provare, d'altronde, a creare il brano perfetto, è inutile: Beethoven è già nato.”



Leggo su LAYELL che tra il 2017 e il 2018, vi siete aggiudicati il Premio Radio Antenna Uno (dicembre 2017), avete conquistato il secondo posto del podio al Premio Libere Voci Festival 2017 e al Caserta Rock Fest oltre ad essere stati tra i finalisti del Sanremo Rock 2018. Queste esperienze cosa hanno lasciato in voi musicalmente parlando? Quale ricordate con maggiore piacere?


“Sono tutte belle, bellissime esperienze. I premi ma soprattutto le persone che abbiamo conosciuto nel nostro piccolo, piccolissimo percorso. Tutto ciò che hai nominato, e oltre, è legato a delle persone particolari, a dei colori, a degli eventi particolari. Sanremo è Sanremo, come dice l'adagio. Sono cinque giorni nei quali si vive di sola musica e capisci che sei nel posto giusto perché tutti intorno a te parlano lo stesso linguaggio, tutti ti capiscono: chi fa pop, chi fa rock, il cantautore o il metallaro, sono tutti emozionati come bambini e la rivalità, per assurdo, si assopisce perché si è tutti inconsapevolmente certi che si è in un grande, bellissimo parco dei divertimenti per chi fa musica. Molti tentano di arrivare a quelle finali nazionali. Noi ci siamo riusciti ed eravamo increduli. E chissà che quest'anno….”

Cosa pensate dei talent? Partecipereste ? Sono realmente un vantaggio per la carriera degli artisti partecipanti?

“Non saprei dirtelo. Per genere musicale e per età anagrafica siamo totalmente distanti da quel mondo. Non mi sento di sentenziare contro quei ragazzi che provano la strada dei talent: di base loro come noi hanno la voglia di esprimersi, di dire qualcosa al mondo. Probabilmente chi fa un genere più commerciale è meglio inserito in quel contesto. Io non mi ci vedrei mai a suonare “Three of a perfect pair” dei King Crimson a X Factor. Non lo hanno permesso agli originali King Crimson, immaginiamoci a noi che siamo degli sconosciuti. Ma è il grosso spettacolo del rock e c'è spazio anche per i ragazzi che vengono dai talent. Basta che mandino a quel paese i coach e siano sé stessi.”


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Cosa pensate dei social? Sono utili alla carriera di un artista?


“I social sono molto utili ma devono rimanere ciò che sono: dei mezzi. Attualmente puoi raggiungere 10.000 persone con promozioni mirate o avere 30000 follower e casomai a una tua serata si presentano 10 persone. I social non sostituiscono il contatto diretto col pubblico, il passaparola che fa si che ci si faccia conoscere. Ci sono fenomeni social che hanno realizzato tipo un milione di visualizzazioni su youtube, tutti a parlare di loro, ma hanno dovuto annullare le serate perché non avevano venduto un biglietto. Se vuoi fare musica live non devi basarti sull'illusorietà dei numeri di Internet: devi fare musica live. Poi i social possono essere un'estensione della tua presenza sul palco, un dopo palco, un qualcosa per creare un rapporto. Ma mi fanno sorridere quegli artisti che sono onnipresenti su Instagram e poi non fanno una sola serata in giro: siete musicisti, vogliamo sentirvi suonare, non siete statuine inamidate. Fateci sentire un assolo perché nel tempo rimarrà quello, non l'ennesimo selfie o frase filosofica.”

Quali i vostri Progetti attuali e futuri?


"L'anno scorso ti avrei detto che stavamo preparando l'EP. L'EP è uscito già da alcuni mesi e quindi lavoriamo all'LP. Sarà qualcosa di tosto. Non pesante, non è heavy metal, ma tosto nei contenuti. Diciamo che non le mandiamo a dire. Parallelamente stiamo preparando il Videoclip de “I Fiumi di Bagdad” e preparando nuove forme di spettacolo. Facciamo progetti, non basta fare le quattro canzoncine: vogliamo uno spettacolo vero, che faccia pensare, che rimanga dentro. Non posso dire più di tanto ma credo che vi piacerà. Grazie a Voi tutti.”

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