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lunedì 6 luglio 2020

Cascate di Candalla, natura incontaminata a due passi dalla Versilia e da Lucca




PH: Michela Vannucci "Cascate di Candalla" Camaiore Lucca

Voglio parlarvi di una escursione che ho fatto oggi con la mia famiglia e degli amici ovviamente con bimbi al seguito. Per chi abita in Lucchesia, nel litorale Versiliese o per i turisti in visita suggerisco questa meta ideale per chiunque ami la natura incontaminata e l'acqua, sto parlando delle Cascate di Candalla che prendono nome dall'omonimo paese che si trova nel comune di Camaiore in provincia di Lucca. Fra splendide colline si incastona la valle di Candalla dove il rio Lombricese scorre formando un piccolo canyon ricco di cascate e pozze di acqua cristallina freddissima e poco profonda ma adatte per fare il bagno.


PH: Michela Vannucci "Parete rocciosa di Candalla" Camaiore Lucca


PH: Michela Vannucci "Parete rocciosa di Candalla" Camaiore Lucca
Su un lato si erge ripida la parete Candalla di roccia calcarea adatta per scalatori esperti, sull'altro lato si snoda il sentiero immerso in una rigogliosa vegetazione. Il suono dominante è quello dell'acqua che scorre irruenta saltando da una pozza all'altra formando cascate di varia dimensione, il fresco rigenerante della vegetazione e dell'acqua mitigano il caldo estivo. Immergersi in questa acqua cristallina è una esperienza inizialmente scioccante per quanto è fredda poi muovendosi fra le rocce ci si abitua ma starci immersi con tutto il corpo è una impresa che per quanto mi riguarda è durata pochi secondi. La pozza più profonda si trova al primo Ponte di pietra dove inizia il sentiero adatta per i temerari che amano tuffarsi. Camminando si scoprono molte altre pozze e cascate con acqua bassa in cui é abbastanza semplice immergersi anche ai bambini. Il canyon mostra fra la vegetazione ruderi di antichi mulini,  tantissimi anfratti e piccole caverne e dalla roccia si vedono sgorgare getti di acqua sorgiva alimentati dalle precipitazioni sulle Apuane che filtrano per centinaia di metri nella pietra calcarea per riemergere a valle. Un luogo magico dove riscoprire il contatto con una natura incontaminata e ritemprarsi. 

PH: Michela Vannucci "Cascate di Candalla" Camaiore Lucca sorgente di acqua sgorga dalla roccia

PH: Michela Vannucci "Parete rocciosa di Candalla" Camaiore LuccaPH: Michela Vannucci "Parete rocciosa di Candalla" Camaiore Lucca

L'abbigliamento adatto è quello da trekking, ma va bene anche un abbigliamento comodo e sportivo, consiglio anche di portarsi un costume e delle scarpette da scoglio da utilizzare in acqua.

PH: Vannucci Michela "Acque impetuose delle Cascate di Candalla Camaiore Lucca

PH: Vannucci Michela "Acque impetuose delle Cascate di Candalla Camaiore Lucca


PH: Vannucci Michela "Acque impetuose delle Cascate di Candalla Camaiore Lucca

PH: Vannucci Michela "Acque impetuose delle Cascate di Candalla Camaiore LuccaPH: Vannucci Michela "Acque impetuose delle Cascate di Candalla Camaiore Lucca

PH: Vannucci Michela "Acque impetuose delle Cascate di Candalla Camaiore Lucca

Il luogo è visitabile anche per i bambini, non ha particolari asperità e può essere affrontato come una passeggiata anche per chi non è
allenato.
PH: Michela Vannucci "Cascate di Candalla" pozza per chi ama tuffarsi

PH: Michela Vannucci "Cascate di Candalla"


 Il sentiero inizia passando il ponte di pietra dove si trova la pozza più profonda in cui è possibile tuffarsi. La salita è solo nel primo tratto dove si arriva ad una fontana di acqua potabile freschissima, poi prosegue abbastanza in piano entrando dentro la vegetazione rigogliosa. Sull'altro lato si ammira la Falesia di Candalla alta 250 metri dalla forma simile ad un panettone con le sue pareti a picco che precipitano vertiginosamente.

PH: Michela Vannucci "Cascate di Candalla" Falesia di Candalla

 Prima di arrivare al Ponte di pietra incontrerete un mulino antico che è tutt'ora in attivo e fa funzionare l'antica ferriera Barsi di cui potete ammirare alcune opere lungo la strada che prosegue verso la particolare osteria Candalla prima di arrivare alla meta. 

PH: Michela Vannucci " Antica Ferriera Barsi" Cascate di Candalla

PH: Michela Vannucci " Antica Ferriera Barsi" Cascate di Candalla

PH: Michela Vannucci " Antica Ferriera Barsi" Cascate di Candalla



Attenzione a parcheggiare nei tratti di strada dove è consentito che sono disponibili prima dei cartelli indicanti l'osteria.
 Per raggiungere le cascate di Candalla seguite questo link .


domenica 31 maggio 2020

Linda Edelhoff e la sua opera scultorea dedicata a Papa Francesco

 Ho avuto il piacere di intervistare Linda Edelhoff circa un anno fa per un articolo  che mi ha permesso di conoscerla un pò meglio. Torno ad oggi a parlare di questa grande scultrice italo tedesca con piacere per presentare una sua opera che definirei inedita per il genere affrontato.
Linda in questo contesto di emergenza Covid19 è rimasta profondamente colpita da Papa Francesco Bergoglio, dalle immagini che hanno rimbalzato in tutto il mondo in cui solitario in piazza San Pietro pregava per la pandemia che affligge l'umanità, la sensibilità dell'artista di fronte a questo gesto l'ha spinta a scolpire l'immagine del Santo Padre ottenendo un mezzo busto che lo ritrae. Linda non è una ritrattista, l'ho conosciuta come una scultrice ispirata dalla natura, dalle favole e dalla femminilità che plasma con l'argilla bianca in candidi busti androgeni ispirati al neopop e ad una parte della metafisica contemporanea. Nel ritratto scultoreo di Papa Francesco il suo tratto spigoloso alla ricerca del dettaglio si ammorbidisce nel candore del materiale, gli occhi del pontefice sono senza pupille e come dichiara Linda :" Ho volontariamente omesso di realizzare le pupille per dare libertà allo spettatore di interpretare nell'intimo il messaggio del volto del Santo Padre" pur non essendo una ritrattista l'opera eseguita ne è un perfetto e pregevole esempio. 









Linda Edelhoff sui social:
Instagram
Facebook

mercoledì 29 aprile 2020

Alexo Vitruviano cantautore, due vite in una




Alexo Vitruviano cantautore e artista con una personalità spiccata, decisa e in continua evoluzione come la sua sete di conoscere, direttore commerciale la sua seconda vita e la musica la sua prima identità, due vite in una. Questa l’intervista che mi ha rilasciato.


Quando è iniziata la tua passione per la musica?

“La passione per la musica si è manifestata in me fin da piccolissimo, i miei genitori dicono che amavo gli strumenti musicali”

continua a raccontarsi e dice:

”a undici anni mi hanno mandato a scuola di organo elettronico e dopo un anno ho iniziato a suonare in chiesa, questo mi ha permesso di imparare le annotazioni musicali. All’età di diciassette anni ho iniziato a suonare tastiere e in seguito chitarra in una Rock Band che proponeva cover dei Nirvana, Guns N’ Roses, Metallica, Litfiba, Ligabue.”
Ho letto che sei diventato papà, quanto ti ha cambiato la vita e il tuo pensare?
“Sono padre di due gemelli di tre anni e due gemelle di sette anni, di cui mi occupo quasi a tempo pieno fino alle dieci di sera poi inizio a scrivere canzoni e vado avanti fino al mattino. Diventare papà mi ha cambiato sicuramente la vita, dal punto di vista musicale percepisco un pericolo nei testi di alcuni generi seguiti dai ragazzi. Sesso, droga, potere, soldi sono concetti che proposti a giovani adolescenti e spesso anche bambini possono creare problematiche serie, anche l’Hard Rock trattava queste tematiche nel passato ma venivano veicolate in modo differente e non ai bambini, si ascoltavano i dischi e si ascoltavano in radio ma non tutti i brani che erano soggetti ad una censura. Ho scritto una canzone che tratta di questo problema”

Quali caratteristiche ha il genere musicale “Flurry Rock” di cui sei inventore?

”Mi è stata attribuita la paternità di questo genere da un critico musicale d’oltre oceano che ha definito il mio rock come un turbine”

prosegue spiegandomi che:

”il genere Flurry Rock è fatto di testi profondi, non si parla di cose troppo leggere, c’è sempre un concetto di base nella canzone anche se sembra leggera, i pezzi lenti si evolvono lentamente come il Rock melodico, i pezzi veloci invece hanno una componente vocale che è proprio turbinante, incalza tantissimo la voce quasi un modo di reppare però melodico, mentre il Rap sappiamo è monotonico tanto che molti repper non hanno fatto scuole di canto ma di dizione per sciogliere un pò la velocità del parlare. Una particolarità del Flurry Rock è inerente la batteria che ha uno stile Metal o dell’Hard Rock ma più Metal, una batteria molto cattiva che non è da sola, è sostenuta da patterns ritmici tipici della musica da discoteca.”

In definitiva dice Alexo: 

”il Flurry Rock è una fusione di tre generi diversi in cui il risultato strizza l’occhio al Rock più che agli altri due generi per cui è stato definito un sottogenere del Rock”.

Ho letto un articolo divertente di Mirko Zino su di te, ti riconosci in quel profilo?

”Certamente mi riconosco in quel profilo perchè Mirko Zino è il mio vero nome”

 continua dicendo: 

”Alexo Vitruviano è il nome d’arte che ho scelto due anni fa, ed ha per me un significato profondo, Alexo deriva dalla desinenza Greca del nome Alexander che significa colui che si prende cura dell’uomo, ho tolto ander da andros uomo, ed ho messo la o di omnia latina, quindi Alexo significa colui che si prende cura di tutto, a me piace prendermi cura delle cose. Vitruviano invece deriva dagli studi di Vitruvio volti a dare una spiegazione agli eventi, studi ripresi anche da Leonardo Da Vinci, l’ho scelto perchè penso ci sia una spiegazione razionale delle cose che accadono quindi Alexo Vitruviano è colui che si prende cura del tutto e cerca di vivere in maniera razionale”.


Continua il suo racconto di se inerente la scelta di un nome d’arte.

”La motivazione del cambio di nome è nata a seguito del mio lavoro di direttore commerciale con una multinazionale Cinocoreana. Nella cultura Cinocoreana è in uso cambiare il proprio nome di nascita in funzione di chi si vuole diventare al momento che si diventa illuminati, io ho fatto la stessa cosa , quando ho capito che la musica era fondamentale per la mia vita ho cambiato il mio nome e sono diventato Alexo Vitruviano che nel giro di due anni ha già fatto due dischi, ha fatto uscire un inedito ed un altro in prossima uscita, sono diventato musical coach e producer musicale.”

Cosa rappresenta la musica per te?

“La musica per me rappresenta quello che la poesia rappresentava per la gente nel 1800. La musica è il mio modo di comunicare delle verità e delle emozioni, attraverso un messaggio musicale io posso arrivare al cuore e alla testa della gente.”

Come nasce una tua canzone?

”Ho un rapporto viscerale con la musica, da quando mi ricordo io ho sempre avuto ed ho sempre una musica in testa anche ora ed in qualsiasi momento della giornata, a volte mi rendo conto che stò canticchiando qualcosa che non esiste realmente, allora mi fermo e lo metto giù ed è nata una canzone nuova”

Ho letto della tua collaborazione con Niccolò Bossini chitarrista di Ligabue, come è stata questa esperienza?

”Esperienza fantastica, pensavo di trovarmi di fronte ad una persona piena di se grazie alla sua decennale carriera con Ligabue, invece è un musicista molto alla mano che mi ha dato molte informazioni, ci siamo scambiati opinioni, è un vero professionista. Penso continuerà anche in futuro la nostra collaborazione.”

Parlami del brano ”Forse non ti và” uscito il 21 Dicembre 2018

“Sono entrato in contatto con Niccolò Bossini tramite una conoscenza comune che ci ha messo in contatto, lui mi ha proposto di arrangiare qualcosa insieme e di fargli ascoltare quache pezzo del mio genere Flurry Rock, ho accettato ma non avendo brani pronti ne ho scritti quattro, l’ultimo scritto quasi per goliardia è stato scelto e ritenuto fantastico. Io scrivo spesso brani goliardici come ad esempio “Orgoglio”, ”Forse non ti và” è nato pensando ad una persona ipotetica che a mezzanotte in pieno svolgimento di un concerto non sopporta che la musica continui e urla e minaccia di chiamare i carabinieri, questo è il personaggio con cui me la sono presa,”forse non ti và ma a noi piace cantare a squarcia gola fino a tardi, forse non ti và ma intanto perdi tutto il sangue dalle dita che ti mordi” questo è parte del testo poi ci sono accenni alla sindrome di Peter Pan di cui sono pesantemente afflitto e non mi permette di crescere.”

Ti piace sentirti utile e sei incline alla filantropia, parlami del progetto "Sindrome di dare"

"è una idea nata dal desiderio di avvicinarmi a questo mondo della disabilità e cercare un contatto umano attraverso la musica che può essere un linguaggio universale che ci avvicina tutti, il brano è scritto insieme a un gruppo di ragazze con disabilità cognitive e Sindrome di Down, un progetto particolare nel genere, direi quasi unico che mi ha dato grande emozione"


 Hai artisti musicali che consideri punti di riferimento in ambito Italiano e internazionale?

“Dal mio punto di vista esiste solo la musica Italiana degli anni 60, l’unica che mi fa sognare, mi trasmette vibrazioni ed emozioni, l’altra musica soprattutto quella di oggi non mi piace, pur ascoltandola e apprezzandola non mi da le stesse emozioni, a meno che non si tratti del classico Rock tipo Guns N’ Roses che allora stiamo parlando di perle del genere, per il resto più si và verso il moderno e più lo trovo banale, sono sicuro che la musica che amo tornerà"

Cosa pensi dei Talent?

”Il peggio, i talent distruggono la musica creano un grandissimo show del caraoke dove sono premiate le voci e non la creatività degli artisti, non mi piace il mondo dei talent, dal mio punto di vista rovinano la musica, la penso esattamente come Red Ronny il paladino della musica che dice testualmente “i cantautori di oggi sono dei carbonari che lavorano nell'underground e suonano principalmente per se stessi perchè il panorama musicale di oggi non gli permette di emergere”, nel mondo degli indipendenti non tutto è di qualità ma c’è molto talento che penso emergerà, io stesso sono in una comunity "Smartrise Music" di artisti e musicisti indipendenti che si riuniscono per scambiarsi informazioni e sostenersi reciprocamente. Nel mondo dei talent si istruisce la gente a giudicare l’artista e coloro che non hanno una grande voce ma sono capaci di scrivere grandi pezzi non emergono, attualmente nel panorama musicale geni come Gino Paoli, Mogol e Battisti, Ligabue, Vasco Rossi non emergerebbero mai perchè non hanno una voce duttile, forse emergerebbe un Vasco Rossi perchè è un personaggio ma gli altri no, nei talent devi essere duttile, devi essere un personaggio, devi essere bello, ma un cantautore che scrive le sue canzoni e le interpreta come può interpretare quelle altrui? non è il suo ruolo che deve essere svolto dagli interpreti, ma la musica non è fatta dagli interpreti la musica è fatta da chi la scrive e invece questo businnes dei talent ha messo al primo posto l’interpretariato e non il cantautorato, questo è assurdo ma spiegabile con un discorso economico delle case discografiche che sostenendo e creando personaggi a cui far cantare brani proposti dai loro autori incassano anche sulle edizioni musicali, se spingessero verso il successo chi sa scrivere le canzoni i guadagni delle edizioni musicali andrebbero al cantautore.”

Che rapporto hai con i social?

Sono indispensabili, dopo aver fatto un corso approfondito di 4 mesi in Svizzera in social management e social marketing, ne ho scelto uno, Instagram come mia piattaforma, ho iniziato a lavorare sul mio profilo cinque mesi fa e ad oggi ci sono quasi 7000 persone che mi stanno seguendo in maniera assidua e stanno aumentando con una media di 1000 al mese e questo mi permette di avere ottime interazioni con il pubblico che mi chiede dove acquistare i miei album e quindi posso dire che Instagram funziona"

Pensi che i social siano utili alla tua carriera ?

”Sono fondamentali, la carriera di un artista oggi si basa sulla visibilità come anche nel passato, prima la visibilità era data dalla radio, poi dalla TV oggi dai social"

Chi è un artista oggi?

”Artista oggi è chi è in grado di seguire qualsiasi fase della sua carriera, non abbiamo più bisogno delle majors, di una etichetta, di un producer, di un booking, possiamo fare tutto da soli, ovvio che fare tutto diventa faticoso e dispersivo per cui qualcosa devi demandare, decide l’artista cosa, ma deve sapere che può farlo anche da solo e deve essere autonomamente in grado di giudicare l’operato della persona a cui ha demandato un ruolo, questo è l’identikit dell’artista contemporaneo ed è il motivo per cui ho deciso di studiare produzione musicale"


Parlami del nuovo inedito uscito il 24 aprile 2020 "Fuori piove"

"Il brano è registrato su una frequenza di 432Hz invece di 440Hz, è una canzone emozionale, ho tolto le chitarre elettriche e ci sono rumori preregistrati che simulano una batteria ma non lo sono, c'è un piano monocorda che ha un suono particolare, è meno armonico di un pianoforte tradizionale ma esalta il tocco umano, ci sono archi di sottofondo e molti accordi in mi minore per creare un ambiente pseudo melanconico che si contrappone decisamente con il testo della canzone intriso di messaggi positivi, al pubblico il giudizio del brano".

Segui sui social Alexo Vitruviano:


https://insta-stalker.com/profile/alexovitruviano_official/

https://open.spotify.com/artist/52zk9eE143iaJe6Q25eox8


https://twitter.com/alexovitruviano


martedì 28 aprile 2020

SINERGEST la nuova economia eco sostenibile nasce dalla sinergia




Ho avuto il piacere di conoscere Marco Vannucchi in piena emergenza coronavirus dove personalmente si è impegnato nella raccolta fondi per l’ospedale di Lucca ed in questa situazione ho capito quanta importanza abbia la parola sinergia da applicare in molti contesti.












SINERGEST nasce nel 1999 dalla sinergia che Marco ha trovato con i suoi 25 collaboratori che compongono lo staff aziendale. L'azienda Lucchese ha aperto anche una filiale a Modena e una a Milano.  Il settore di impresa è improntato a supportare le aziende nella crescita attraverso l’informatizzazione e la reingegnerizzazione dei processi aziendali, noi forniamo la consulenza organizzativa attraverso sistemi gestionali tecnologicamente avanzati. Marco mi spiega che la sua impresa è una “software house” cioè sviluppa e distribuisce soluzioni software evolute su piattaforma proprietaria. I progetti realizzati sono più di 1000 su un parco clienti di 350 imprese.


Il settore che mi interessa maggiormente mettere in evidenza è la eco sostenibilità dell'azienda che grazie alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie permette di migliorare i processi aziendali produttivi e organizzativi permettendo un risparmio di energie in termini di ottimizzazione ed efficienza  dei flussi di lavoro con conseguente riduzione dei consumi energetici primari. SINERGEST ha partecipato in questa ottica eco sostenibile al progetto di ricerca e sviluppo denominato “iWaste” finanziato da Unione Europea e Regione Toscana nel quadro del Por Fesr Toscana 2014-2020. L’obiettivo era innovare il sistema di produzione di un impianto di trattamento rifiuti rendendolo “smart” intelligente attraverso le nuove tecnologie dell’informazione loT “internet of things”. Al progetto ha partecipato anche un cliente SINERGEST l'Università di Pisa  partner dei programmi ricerca e sviluppo.

Le mie domande sono improntate quasi sempre in un ottica di eco sostenibilità ma voglio comunque specificare che il lavoro di Sinergest non è solo mirato a obiettivi “green” e mi viene spiegato che: “il miglioramento della qualità del prodotto o del servizio offerto dall’azienda, il risparmio di tempo (nel seguire determinate pratiche) porta a una ottimizzazione dei costi. L’aspetto del risparmio energetico è legato ad alcuni progetti specifici dedicati all’aspetto produttivo, come quello di iWaste.” 


Marco crede molto nella sinergia che si è creata con i suoi collaboratori, partner e clienti da cui scaturiscono soluzioni ottimali e personalizzate su ogni problematica. Il futuro di SINERGEST è legato all’industria 4.0, soluzioni integrate con i sistemi loT in campo industriale, nuove tecnologie come hololens, A.I, machine learning e cognitive service, un sistema che unisce le nuove frontiere della computer vision con analisi e elaborazione dati per la sicurezza sul lavoro e in altri ambiti. 
Per rendere più comprensibile pensate al settore della sicurezza che con le analisi delle immagini delle videocamere pubbliche possono trovare persone che sono socialmente pericolose o che hanno commesso reati attraverso scanner facciali, oppure attualmente in emergenza Covid19 la possibilità di effettuare uno scanner termico attraverso le telecamere o controllare che le persone indossino le mascherine di protezione all'interno di aziende o in altri contesti.  Un altro campo di utilità è la domotica applicata in casa per la sicurezza e il risparmio energetico.  Il futuro dell'economia eco sostenibile passa sicuramente attraverso le nuove tecnologie. 
In questa emergenza coronavirus anche la SINERGEST ha affrontato il problema sicurezza dei propri dipendenti per poter garantire il lavoro nella fase 2 dell'emergenza coronavirus, Marco spiega la riorganizzazione del lavoro:
"Ho sperimentato le telecamere termiche per la sicurezza dei miei collaboratori oltre alla dotazione di mascherine e igienizzanti, ho eseguito alla lettera tutte le indicazioni di legge obbligatorie per poter lavorare ma ho applicato su base volontaria molte indicazioni in più per prevenire i contagi come la sanificazione degli ambienti aziendali che nel mio settore non era obbligatoria. Fortunatamente la mia azienda appartiene ad un settore che permette il lavoro da casa "smart working" che era già utilizzato da noi anche prima dell'emergenza, fino a questo momento abbiamo potuto continuare il nostro lavoro rinunciando agli spostamenti per andare dai nostri clienti che sono sparsi anche fuori regione Toscana, attendiamo la ripartenza sperando che il virus sia sconfitto quanto prima."

Pagina Facebook 


venerdì 24 aprile 2020

Emanuela Ferrando, una passione di nome canto




Ho ascoltato e visto le tue personali interpretazioni di brani di Prince, Mina e sono colpita dalla tua versione del brano “Nella fantasia” sulle note del sublime Ennio Morricone e senza ombra di dubbio penso tu abbia una splendida voce .

Ti chiedo quando la pubblicazione di un tuo inedito?
“La pubblicazione di un inedito è nei miei progetti a breve termine, l'ho già scritto mettendomi alla prova anche come cantautrice, l'emergenza coronavirus ne sta rallentando la registrazione, spero che finita l'emergenza possa farlo uscire”

Hai una voce molto versatile, hai eseguito delle cover di canzoni molto impegnative e differenti come genere mi riferisco a "Kiss" di Prince, a "Wuthering heights" di Kate Bush, "La voce del silenzio" versione di Mina, "Nella fantasia"di Ennio Morricone, "Call me" di Blondie solo per citarne alcune molto differenti fra loro,  in quale genere musicale ti rispecchi maggiormente?
“Il genere che mi rispecchia maggiormente è il Pop Rock almeno al momento, anche se mi piace cantare un pò di tutto”

Preferisci esibirti in repertorio Italiano o Inglese?
“amo cantare entrambi i repertori, non ho preferenze”

Quando hai iniziato a cantare?
“Ho iniziato a cantare dopo i 40 anni”

Quale preparazione artistico musicale hai fatto o fai?
“La mia preparazione artistica è quella dello studio della tecnica internazionale del mix che apprendo dal mio Coach Massimo Guidi di Accademia della Voce di Montecatini Terme Lucca”

Hai un nome d’arte?
“Non ho un nome d’arte”


Parlami della tua esperienza nello spettacolo musicale “Caporali coraggiosi ” tributo al live “Capitani coraggiosi ” di Claudio Baglioni e Gianni Morandi.
“La mia esperienza nello spettacolo Caporali Coraggiosi è stata fantastica, è ciò che desideravo tra i miei sogni il potermi esibire con una band di grandissimi professionisti e il sogno si è avverato. Ho partecipato al casting di questo spettacolo e mi ha dato molta soddisfazione averlo superato ed essere stata scelta. Uno spettacolo che mi ha lasciato un bellissimo ricordo.”

Progetti futuri ?
“Tanti sono i miei progetti futuri, oltre al singolo inedito che mi vedrà esordire anche come cantautrice, mi piacerebbe esibirmi come solista anche accompagnata da uno o più musicisti, cosa che in parte già accade nello spettacolo Caporali coraggiosi dove il mio ruolo è di corista e solista”

Cosa pensi dei talent?
“Il discorso dei talent è complicato, mi spiego meglio, i talent possono lanciare una carriera ma se hai una base bene strutturata con tanto lavoro alle spalle e le persone giuste che ti seguono.  Devi essere una persona valida sotto tanti punti di vista, non solo la preparazione tecnica ma anche l’immagine e come ti poni con il pubblico contano, essere anche un personaggio aiuta . Il talent può essere un arma a doppio taglio se non sei preparato in tutti gli aspetti e può stroncarti la carriera prima di iniziarla”

Preferiresti un contratto con una etichetta o il mondo dell’auto produzione?
“Al momento non ti so dare una risposta, valuterò quando sarà il momento”

I social sono utili alla carriera?
“I social penso che se usati bene siano un ottimo e valido aiuto alla carriera, personalmente attraverso i social mi sono fatta conoscere ed ho ricevuto contatti. Io utilizzo Facebook e Instagram per promuovermi”

Quali i tuoi miti musicali Italiani e Internazionali?
“Ne ho molti, ma a livello femminile adoro Antonella Ruggiero e Sara Brightman”


Con quali artisti musicali ti piacerebbe duettare?
“Sarei felicissima di duettare con il mio insegnante Massimo Guidi anche se non sò se sarà mai possibile, adoro la sua voce”.


Seguite Emanuela Ferrando sui social 


Giovanni Scarcelli voce dei Nivera



Giovanni ho letto che sei entrato nella band rock Nivera nel 1992, che il nome del gruppo significa in dialetto Calabrese tormenta di neve ed è stato scelto per ricordare il giorno in cui è nata la band durante una eccezionale nevicata, l’idea di formare il gruppo è stata di Antonio Nicoletti bassista e Pino Aiello chitarrista a cui vi siete uniti tu voce e Rino Lopetrone batterista sostituito nel 2016 da Luigi Fiorito, ti chiedo se avresti scelto una carriera musicale anche da solista

” la risposta è no, premesso noi facciamo musica per passione, hobby, nella vita facciamo tutt’altro e quindi ci divertiamo a fare musica rock, la nostra musica rock .Quando sono stato contattato da Antonio e da Pino per farmi entrare nel gruppo mi è venuto spontaneo dire subito si, anche perchè con Antonio ci conoscevamo già ai tempi delle scuole superiori quindi bene o male sapevo la passione per la musica e per il genere musicale quindi il mio è stato subito un si e una carriera da solista non l’avrei fatta “.

Cosa ha rappresentato per te essere parte di una band ?

” essendo un gruppo di amici prima di tutto il valore che ci accomuna è l’amicizia e quindi alla fine essendo un hobby e un divertimento, divertirsi fare musica e farlo con gli amici è ancora più bello quindi per me fare parte di questa band rappresenta questo, una grande amicizia”.
In una intervista rilasciata da te a iLiveMusic hai descritto la vostra musica in tre termini “Sociale, Energia, Pazienza ” ti chiedo se queste caratteristiche sono ancora valide per la vostra musica attualmente

” Il sociale, l’energia e la pazienza sono ancora caratteristiche valide che sono ancora presenti nella nostra musica. Il sociale perchè le tematiche che trattiamo nei nostri pezzi sono sempre attuali, cerchiamo sempre di raccontare ciò che sentiamo dentro e con il nostro animo rock diamo il massimo dell’energia. Pazienza era riferito al territorio in cui viviamo almeno nella prima fase della nostra esperienza in cui il rock veniva malvisto e noi non essendo la solita cover band non eravamo visti di buon occhio e ci consigliarono di cambiare genere musicale, ma noi abbiamo testardamente continuato nel genere che amavamo “.


Quali cambiamenti hai notato nella tua Calabria rispetto all’accettazione della vostra musica e dei temi sociali trattati ?

“cambiamenti sinceramente non saprei risponderti perchè la cosa che ho notato da quando siamo ritornati riunendo il gruppo è che c’è stato un cambiamento nel modo di comunicare e quindi riusciamo ad arrivare ad un pubblico molto più vasto ,oltre la Calabria. Per quanto riguarda la nostra terra non ho una buona impressione sulle tematiche che trattiamo e come vengono prese, a volte riceviamo delle email e dei messaggi in cui ci fanno i complimenti, non sò se sono di rito o sentiti e quindi un pò di difficoltà in questo senso ancora l’avvertiamo, però va bene così”.

L’album che avete auto prodotto nel 2000 ” Corriamo nel vento” è arrivato oltreoceano negli Usa e in Messico , quali emozioni ricordi e cosa ti ha lasciato questa esperienza?

” Corriamo nel vento è stato un album live auto prodotto e ci sono voluti la bellezza di 5 anni per poterlo fare , calcolando che noi ci siamo sempre auto prodotti tutto, abbiamo proprio deciso di fare l’album di esordio live a differenza di altri gruppi che il live lo fanno dopo tre quattro album. Noi abbiamo preso questa decisione perchè nel live riusciamo a dare il meglio di noi stessi, è stata una faticaccia non indifferente calcolando che non siamo nessuno e all’epoca abbiamo fatto più di 2000 copie, vendute all’inizio con il classico porta a porta con il passaparola di amici e parenti, poi abbiamo avuto la fortuna tramite alcuni parenti che erano negli Stati Uniti e in Messico di potere venderli anche li. Nel 2001 abbiamo avuto la possibilità di esibirci a Cancun e a Playa del Carmen in Messico ed è stata una esperienza bellissima che ricordo molto volentieri”.

Hai notato differenze di rapporto con voi fra il vostro pubblico Italiano europeo e quello americano?

“Le differenze di rapporto con il pubblico sono cambiate, adesso ci sono i social che con un semplice click su uno smartphone arrivi dall’altra parte del mondo, noi abbiamo una pagina Facebook molto amatoriale che gestiamo quando abbiamo tempo, qui abbiamo molti contatti e molti messaggi che ci giungono dall’Irak, dal Messico, dagli Usa, dal Brasile, dall’Olanda, dall’Inghilterra, quindi è sicuramente cambiato il nostro rapporto con il pubblico, già rispondere ad una email in Inglese ci costa anche fatica, prima eravamo seguiti dai nostri amici e da un pubblico arrivato con il passaparola ora il nostro pubblico è molto più ampio e questo ci fa enorme piacere”.

Ho letto che ti piacerebbe collaborare con artisti cantautori come Roberto Vecchioni, Francesco De Gregori o Antonello Venditti, cosa ti lega a loro?

“Il sogno di collaborare con De Gregori, Vecchioni, Venditti, Guccini, è un mio sogno che coltivo fino da piccolo quando attraverso i miei fratelli più grandi di me ascoltavo la musica cantautorale di quel periodo e sono cresciuto con quella musica, avevo dieci anni quando ho iniziato a sentire per la prima volta Venditti o Vecchioni e mi sono innammorato subito delle loro parole quindi sarebbe il massimo collaborare con uno di questi grandi della musica Italiana”.

I Nivera si fermano nel 2002 e si riuniscono nel 2016 con un concerto a San Giovanni in Fiore Cosenza vostra città di origine . In quei 14 anni quali sono state le tue esperienze?

” Noi abbiamo sempre fatto musica per passione, per hobby, non ci siamo mai illusi di diventare qualcuno o diventare famosi quindi la nostra esperienza è stata molto ingenua, sempre con i piedi per terra senza illuderci, quindi quando ci siamo fermati nel 2002 personalmente fino al 2014 non ho fatto nulla dal punto di vista musicale, ogni tanto abbozzavo qualcosa qualche testo da tenere nel cassetto ma niente di più, Antonio il bassista e Pino hanno continuato con altre esperienze musicali facendo un po di cover band ma non per fare della musica una professione, quindi personalmente sono stato fermo, sono passati forse cinque sei anni in cui non ho toccato neanche la chitarra”.


 Il 2016 segna la rinascita dei Nivera con un nuovo batterista . Quali evoluzioni musicali ci sono state nella band? Siete sempre autori dei vostri testi? Temi sociali, mafia, cattive politiche, guerre, problemi del lavoro , sono sempre il vostro punto di riferimento per creare i testi?

” Il nostro ritorno è stato per caso durante una festa padronale della nostra città San Giovanni in Fiore, gli organizzatori ci hanno contattato attraverso un un mio ex compagno di scuola superiore che era nell’organizzazione, hanno fatto una serata dove suonavano tutti gli artisti di San Giovanni in Fiore ed hanno pensato a noi , quando siamo saliti sul palco ci siamo resi conto che il tempo non era passato, avevamo lasciato dei pezzi incompiuti e quindi abbiamo deciso di risuonare supportati da un ottimo riscontro di pubblico che non ci aspettavamo. Quindi l’avventura è ripartita, i testi sono sempre nostri anche se in questa seconda fase li scrive più Antonio rispetto a me, ma la collaborazione è di tutti e quattro con gli arrangiamenti, dal punto di vista stilistico nel prossimo album cè un uso dei riff di chitarra molto più evidenziato, la musica americana ci ha influenzato dal punto di vista delle sonorità, riferito comunque sempre ad un rock classico anni 80/90 che era la musica che ascoltavamo all’epoca. In questa nuova fase i nuovi pezzi mettono in evidenza e trattano sempre di temi sociali come mafia, corruzione, lavoro”.
Come giudichi l’esperienza a Sanremo rock e cosa vi ha portato dal punto di vista musicale e lavorativo?

“Ci siamo iscritti a Sanremo rock 2018 quasi per gioco, abbiamo fatto delle selezioni regionali qui in Calabria e siamo partiti con l’idea di fare una scampagnata, invece ci siamo ritrovati nelle finali al teatro Ariston. Esibirci su quel palco ci ha dato molta emozione ma il contest ci ha lasciato molti dubbi ed abbiamo deciso di non farlo più. Dal punto di vista lavorativo invece ci ha portato delle date in più perchè quando ti proponi ai locali per suonare e vedono nel curriculum che hai suonato a Sanremo rock le porte ti si aprono di più, ti amplia la visibilità e nel 2018 abbiamo calcolato più di 4000 Km in giro per l’Italia. Esito dell’esperienza sicuramente positivo”.

Nella primavera 2019 è uscito il vostro album ”Mondo corrotto” anche questo auto prodotto. Parlami dell’album ? Come sono nati i testi, gli arrangiamenti?

Mondo corrotto è un album auto prodotto  Le tematiche sono sempre sociali, abbiamo ripreso alcuni testi incompiuti del 2002, mentre altri testi sono nuovi ispirati dalla crisi economica che tutti abbiamo vissuto e stiamo vivendo e sulle disuguaglianze sociali. I testi dell’album sono undici composti per la maggior parte da Antonio Nicoletti gli arrangiamenti di tutti noi “.

Il futuro della musica passa dall’auto produzione?

” Non sò se il futuro della musica passi dall’auto produzione, noi per scelta abbiamo sempre intrapreso questa strada che ci lascia liberi di autogestirci. Per chi sceglie la musica come una vera professione non sò se l’auto produzione sia il futuro. Noi nella vita facciamo altro, io sono un operatore socio sanitario e mi occupo di assistenza ai pazienti in stato vegetativo, Antonio Nicoletti lavora in una ferramenta, Luigi Fiorito il batterista frequenta l’ultimo anno delle scuole superiori, Pino Aiello il chitarrista lavora presso il Comune, e nel tempo libero ci divertiamo a suonare, a fare i rocchettari, tutto qua”

Cosa pensi dei talent?

” I Talent non ci sono mai piaciuti, non credo in questi format, la mia impressione è che di bravi ce ne siano pochi , si guarda più alla moda del momento al look ma la sostanza a livello musicale ce n’è poca. Sinceramente non li seguiamo”.

Cosa pensi dei social? Sono essenziali per la carriera?

“I social sono fondamentali, noi abbiamo notato questa differenza fra gli anni 90 ed ora, abbiamo una pagina Facebook dove ci seguono più di 900 persone, un canale You Tube con un migliaio di visualizzazioni dei nostri video, sicuramente sono fondamentali per la carriera, ti permettono di raggiungere chiunque e in qualunque parte del mondo a costi molto sostenibili”.

La musica e salire su un palco ti da le stesse forti emozioni dell’inizio carriera?

” Sarà l’età che avanza, su quattro tre abbiamo superato gli anta e le sensazioni sono diverse rispetto a prima ma le emozioni, il brivido lungo la schiena quando sali sul palco, il picco di adrenalina ci sono sempre”.

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